Beni (immobili e aziende) definitivamente confiscati alla criminalità organizzata

Elaborazione su dati "Libera"

Beni confiscati alle mafie

Il problema che si intende risolvere e/o motivazione per la proposta di progetto

Il progetto risponde alla necessità di sviluppare la consapevolezza che l'uso di droga, anche occasionale, comporta l'entrata in relazione e la collusione con potenti organizzazioni criminali con radici e collegamenti nazionali ed internazionali che gestiscono iltraffico e lo spaccio di droga sono appannaggio di organizzazioni criminali. Con ogni singolo acquisto di droga infatti si finanziano la criminalità organizzata, il terrorismo ed il traffico internazionale sostenendo direttamente , anche con il piccolo contributo finanziario del fine settimana destinato al divertimento) attività legali e violente. Inoltre queste organizzazioni , al fine di garantire l'efficienza delle reti di stoccaggio e distribuzione commettono atti di violenza, corruzione. destabilizzazione deHe istituzioni democratiche degli Stati, violazione dei diritti umani, mettendo in forte crisi la sicurezza sociale ed individuale.

Dimensionamento e rilevanza del problema (frequenza, grado di gravità, misure epidemiologiche)

Come si evince dalla Relazione annuale al Parlamento 2011 sull'uso di sostanze stupefacenti e sulle tossicodipendenze in Italia, dati relativi all'anno 201O, elaborazione 2011 , il nostro Paese è una delle principali porte d'accesso della droga per l'Europa, per la sua posizione al centro del Mar Mediterraneo, vicino alle coste del Nord Africa (quest'ultima nuova importante zona di stoccaggio oltre che di produzione di sostanze stupefacent i) ed a quelle dello sbocco della rotta balcanica attraverso la quale transita via terra la maggior parte dell'eroina proveniente dall'Afghanistan, nonché alla sua conformazione geografica con oltre 6.000 chilometri di coste. Anche nell'anno 2010, il numero delle persone denunciate in Italia per reati connessi alla droga continua ad evidenziare un costante trend in aumento, iniziato nel 2003 (+7,1% rispetto al 2009). Una disaggregaz ione a livello regionale del dato relativo al reato associativo (art. 74 del D.P.R. 309/1990) evidenzia che su 4.068 unità, il 50,6% è stato denunciato nel Sud d'Italia ed in particolare, 643 in Puglia, 595 in Campania, 347 in Calabria ed 330 in Sicilia, regioni ove è radicata la criminalità di tipo mafioso. Il narcotraffico rappresenta la manifestazione tipica della criminalità organizzata, per la quale rappresenta il settore più redditizio. Il quadro delineato emerge anche esaminando i dati relativi ai sequestri di sostanze stupefacenti effettuati dalle Forze di Polizia. Gli effetti della presenza e del radicamento della criminaHtà organizzata dì tipo mafioso nelle regioni d'origine, pur se per certi aspetti meno visibili del passato, continuano a trasparire dai quantitativi di droga sequestrati nel 2010; basti pensare che Campania, Puglia, Calabria e Sicilia continuano a collocarsi nelle prime posizioni. Nello specifico, per quanto riguarda le piantagioni di cannabis, da cui si producono marijuana e hashish. nelle predette quattro regioni sono state rinvenute ben il 71% del totale sequestrato nell'anno. A livello nazionale nelle prime quattro posizioni dei sequestri di piante si collocano, nell'ordine, Sicilia, Campania, Calabria e Puglia, quest'ultima con un incremento, rispetto ai dodici mesi precedenti, del 144,4% . Di interesse operativo è anche t'aumento del 76,3% nei sequestri di piante in Sardegna, la quale si posiziona così al sesto posto. Questo conferma nuovamente, anche per quest'anno, che le piantagioni di canapa indiana sono una voce consistente del bilancio del "capitalismo del crimine" nel Sud del Paese, fruttando al dettaglio alcuni milioni di euro. Anche per quanto concerne la marijuana sì è continuato a registrare nel 2010 nei territori delle sopra citate quattro regioni la gran parte dei sequestri nazionali (il 63,6%, mentre nel 2009 era il 58,5%).

L'analisi statistica ed operativa illustra una situazione nazionale del narcotraffico, che, riflettendo quella del più ampio contesto mondiale, vede instaurare e consolidare stabili e funzionali saldature criminali, sia all'interno del territorio italiano che sul piano internazionale. non solo tra le tradizionali consorterie mafiose, ma anche tra queste e altri sodalizi criminali, endogeni e specie stranieri, siano essi produttori o loro rappresentanti ovvero intermediari. Tale aspetto strategico-relazionale si basa sulla sola va lutazione di convenienza economica e non già in forza di alleanze strutturali. Le organizzazioni dedite al narcotraffico mostrano più di altre dinamicità e flessibilità , presentano un'accentuata capacità di relazionarsi (che sfugge a modelli predefiniti) creando rapporti di affari, anche occasionali e transitori, cooperazioni e sinergie operative tanto fluide e rapide, quanto insolite ed inaspettate, e pericolose. Le risultanze investigative mostrano che tale modus operandi è adottato anche dalle maggiori organizzazioni di tipo mafioso più radicate sul territorio d'origine, le quali, oltre che ad una proiezione in ambiti extra-regionali ed internazionali. sono spinte, anche a causa delle recenti pesanti ondate repressive subite dall'Autorità, verso collaborazioni con diversi gruppi criminali, anche di matrice etnica, per gestire in modo più efficace, proficuo e sicuro il traffico di droga. A tal proposito, emerge sul territorio nazionale sempre più il diffondersi di compagini criminali straniere, le quali spesso si pongono nel mercato della droga, più che in concorso, "in filiera" con i sodalizi italiani per meglio rispondere a particolari esigenze del traffico illecito. La criminalità allogena è da tempo in Italia un fenomeno di particolare rilievo che si caratterizza per una diffusa ramificazione sul territorio e peculiarità multiformi.

La compartecipazione agli utili derivanti dagli stupefacenti sul territorio nazionale avviene con diverse compagini criminali di matrice straniera, ma prevalentemente in zone a minor assoggettamento mafioso. I marocchini (+ 126,6% di denunciati per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti) sono maggiormente dediti al traffico ed allo spaccio dell'hashish, mentre per i nigeriani viene confermato il loro quasi esclusivo coinvolgimento relativo alla cocaina tramite una innumerevole schiera di corrieri "ovulatori", i quali con sempre maggiore frequenza non sono più nigeriani, ma soggetti di provenienza baltica, caucasica e sudamericana. È da evidenziare la gestione da parte di tale gruppo etnico anche di internet point e di call center, i quali si prestano per il riciclaggio di denaro illecito, specie narcoproventi, tramite rimesse di capitale a mezzo di money transfer. Invece, Itunisini risultano coinvolti in reati connessi sia all'hashish che all'eroina ed alla cocaina, parimenti agli albanesi (+ 80,6% di denunciati per lo specifico reato associativo), i quali però trattano quantitativi ben maggiori, in special modo anche e relativamente alla marijuana. Una particolare valutazione merita la criminalità cinese in Italia.

Anche se attualmente il traffico di droga non è tra le voci più importanti del suo bilancio, favorita dalle innumerevoli ed affermate rotte commerciali ed illecite (traffico di manodopera clandestina e di prodotti contraffatti), oltre che dalle ingenti disponibilità finanziarie derivanti dalle numerose e floride attività imprenditoriali, nonché dal fatto che la Cina sia uno dei maggiori produttori di droghe sintetiche e di precursori di sostanze stupefacenti, sta iniziando ad inserirsi nel mercato nazionale degli stupefacenti, anche se al momento principalmente all'interno delle proprie comunità locali. Inoltre, non è trascurabile il fatto che la comunità cinese, benché sia concentrata soprattutto nel Centro-Nord dell'Italia, negli ultimi anni abbia visto una sua significativa crescita in Campania, soprattutto nella provincia di Napoli, dove la criminalità dì tale etnia ha già stabilito saldi contatti con i clan camorristici ai fini della produzione, del trnsporto e della distribuzione di prodotti contraffatti e nel porto partenopeo si registra un aumento del traffico commerciale con l'Estremo Oriente e con la Cina in particolare. Particolare allarme desta la criminalità serbo-montenegrina, la quale si contraddistingue per organizzazione, metodologie, mentalità e dotazioni di tipo militare, data la pregressa appartenenza di molti suoi membri ad unita para­ militari. I diversi filoni di indagini evidenziano come tali organizzazioni siano attive soprattutto nel Nord Italia e particolarmente nell'area milanese.

Inoltre, hanno documentato che la stessa 'Ndrangheta si rivolge ai gruppi serbi per la fornitura di cocaina dato che sono in grado di offrirne ingenti quantitativi ad un elevato stato di purezza ed a prezzi concorrenziali, accollandosi tutti i rischi relativi al trasporto ed allo stoccaggio. Merita attenzione anche la criminalità nomade dei rom presente in Italia, dato che nell'ultimo periodo si è registrato un loro coinvolgimento di spessore nel settore della droga (non solo come attività di spaccio di differenti tipologie di stupefacenti, ma pure a livello di associazioni, anche armate, finalizzate al traffico internazionale di droga) con stretti collegamenti con gruppi delinquenziali italiani e stranieri, anche con consorterie mafiose come la 'Ndrangheta. Dunque, più di altre attività illegali, il traffico di droghe non solo produce nuove compagini delinquenziali e rafforza quelle già coinvolte, ma contribuisce a generare e ad estendere il sistema relazionale che ruota attorno ad esse, superando i confini nazionali e consentendo lo sviluppo di network criminali transfrontalieri, che gestiscono le varie fasi della catena del narcotraffico. Per quanto riguarda la marijuana e più in generale la coltivazione di cannabis va evidenziato come il fenomeno - già ampiamente diffuso in quanto la cannabis è sempre la droga più prodotta al mondo con il maggior numero di consumatori - sia ulteriormente favorito non solo, come già visto , per il maggiore coinvolgimento diretto delle tradizionali organizzazioni criminali autoctone, ma anche da altri fattori, come internet e la progressiva diffusione dei c.d. smart shop, sia sul territorio che on-line.